La Creazione

La Genesi

In Principio era Dio Onnipotente.
Nell’Eternità senza Tempo, Dio prese gli Attimi e generò i suoi figli, gli Angeli Vivec, Erevos, e Mog. Il Tempo cominciò a fluire.
Quindi Dio prese altri Attimi e creò gli Elementi. Modellò per i suoi figli la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco, poi lì unì e creò l’Universo Mondo. In esso pose le stelle e i pianeti, i cieli e la terra, i mari ed i monti, i deserti e le foreste.

Ndarhuin, il Libro della Creazione

Erevos era estasiato dall’Amore del Padre e dalla meraviglia della Creazione. Quindi decise prendere la Parola della Creazione con sé perché non andasse perduta ed inventò la Santa Scrittura, lo Ndar, con cui incise per l’eternità il Verbo della Creazione nello Ndarhuin, il Libro della Creazione.
Quindi prese il Libro e lo donò al Padre, come testimonianza della Meraviglia creata. Dio accettò il dono, ma volle che Erevos fosse l’Eterno custode di quella Sapienza.

Ndar, la Santa Scrittura
Lo Ndar è la Scrittura di Dio, impossibile da leggere e decifrare per i Mortali. Chiunque la veda e provi a leggerla e comprenderla giunge inevitabilmente alla pazzia. Essa stessa contiene un potere immenso, la Parola di Dio, il Verbo della Creazione. Non si sa cosa potrebbe accadere se un Mortale riuscisse un giorno a manipolare la Santa Scrittura.

La Vita

Anche Vivec era estasiato dall’Amore del Padre e dalla Meraviglia della Creazione. Egli decise di donare quindi al Padre qualcuno che potesse amarlo al di là dei propri figli. Egli chiese al fratello Erevos lo Ndarhuin e con esso creò la Vita, che in primis infuse nei vegetali. Ma non era soddisfatto, ed era ben lungi dalla perfezione.
Vivec usò gli Elementi per creare i pesci, gli uccelli e tutti gli altri animali ed infuse in loro la Vita, ma ancora non era soddisfatto. Egli voleva regalare al Padre qualcosa di più.
Allora prese la Terra, e vi infuse la Vita. Da essa generò il primo popolo, i Nani.
Tale fu lo splendore della nuova creazione che subito Vivec volle creare un’altra razza, e con la Luce creò gli Elfi.
Vivec continuò, prendendo l’Aria e il Fuoco: nacquero i primi Draghi.
Quindi volle unire tutti gli Elementi, e soffiarvi lo spirito della Vita. Ed anche gli Umani furono creati.
Vivec mostrò al Signore Padre il suo dono. Dio accettò il dono e permise che le nuove creature godessero del Paradiso della Creazione insieme a Dio e agli Angeli.
I nuovi figli non erano belli e potenti come gli Angeli, ma Vivec ne era affascinato per la loro capacità di stupirsi, di scoprire, di sbagliare.
Essi vivevano nel Mondo con Dio e con gli Angeli. Vivec era la loro guida, ed essi lo amavano in modo particolare, quasi quanto il Signore Dio.
Il Peccato di Mog
Ora solo Mog non aveva ancora offerto il suo dono a Dio. Egli era estasiato dalla meraviglia creata da Vivec e dell’amore che ora i suoi fratelli ricevevano dal Padre. Nella sua mente balenò la paura che Dio lo amasse meno dei suoi fratelli.
Egli decise che poteva fare di meglio di quanto questi ultimi avevano fatto. Anch’egli lesse la Creazione dallo Ndarhuin. Poi prese gli Elementi e li modellò a sua immagine. Quindi prese il suo stesso Spirito e lo spezzò generando altri cinque fratelli che crebbero quasi eguali a lui quanto a potenza. Tuttavia gli Elementi non potevano contenere lo Spirito di un Angelo e si generarono quindi creature mostruose e difformi.
Dio fu offeso dalla Superbia di Mog, e gli disse:
“Mog, tu hai voluto essere migliore dei tuoi fratelli, nati eguali a te, dal mio Amore. Mog, tu hai generato fratelli e non figli, hai generato il Peccato volendo sostituirti al Padre nella Creazione.
Ma tu sei Mio figlio Mog, ed Io ti concedo il Mio perdono, a patto che tu distrugga le mostruosità che hai creato.”

Ma Mog fu ancora una volta toccato dal Peccato:
“No Padre, Tu vuoi che distrugga le Meraviglie che ho creato solo perché i miei fratelli non sappiano che io sono stato migliore di loro.
Ma guarda! I miei fratelli sono Angeli, sono perfetti, come Noi!”

Dio rispose:
“Mog, conosci il tuo Peccato e non lo vuoi ammettere. Pentiti!”
Ma Mog non si pentì, sfidando il volere del Signore suo Padre. Allora Dio pianse, e dall’amarezza di una sua lacrima si generò il Grigio Reame, e dal dolore di un’altra sua lacrima l’Abisso Infernale.
Vedendo che il Padre soffriva Vivec e Erevos accorsero al suo fianco.
Quindi il Signore disse a Mog:
“Mog, Io ti punisco. I tuoi fratelli diabolici non potranno godere delle gioie del Mondo, e vivranno per sempre nell’Inferno creato dal dolore che Mi hai causato.”
Ma Mog e i suoi fratelli Demoni si opposero ancora al comando di Dio.
“Padre, se i miei fratelli non potranno vivere qui, allora non lo potranno neanche le Creature di Vivec.
Io le maledico e le condanno a vivere con la consapevolezza che un giorno conosceranno la Morte, e proveranno l’amarezza del Grigio Reame.”

Vivec inorridì a quelle parole. La maledizione si abbattè sul Mondo, e i Nani, gli Elfi, gli Umani ed i Draghi ebbero paura. I loro cuori vennero contaminati dal Peccato di Mog e da allora non furono mai più puri.
Dio allora disse:
“Mog, il tuo Peccato è grande. Tu non sei degno di essere Mio figlio. Io ti condanno a soffrire come i tuoi fratelli Demoni nell’Inferno.”
L’Odio mutò le fattezze di Mog che divenne una Creatura mostruosa proprio come i suoi fratelli diabolici.
E fu così che Dio scagliò uno ad uno i fratelli di Mog nell’Abisso, chiamandoli per nome e maledicendoli:
“Io ti esilio Eblis, perché sei il Peccato dell’Avarizia.”
“Io ti esilio Yamantia, perché sei il Peccato della Lussuria.”
“Io ti esilio Jube, perché sei il Peccato della Gola.”
“Io ti esilio Valmar, perché sei il Peccato dell’Invidia.”
“Io ti esilio Aphazel, perché sei il Peccato dell’Ira.”

Ma quando venne il turno di Mog, questi non volle affrontare il suo destino e si ribellò a Dio. Allora il Signore, con l’aiuto di Vivec ed Erevos creò un Spada Divina e colpì Mog.
Il corpo di Mog si lacerò, ed i suoi resti vennero sparsi per il Mondo dalla furia della Spada di Dio.
Il Signore, vedendo la corruzione portata da Mog, disse ai Suoi figli:
“Mog ed la sua genia hanno peccato ed il Mondo è corrotto dalla loro malvagità.
Il Creato non potrà più godere della mia Luce fino a che il Male non sarà estirpato, ed il Mio dolore estinto.
Ma Io lascio a voi, figli miei, il compito di guidare le genti attraverso la Purificazione e la Santità. Essi moriranno come Mog ha imposto, ma solo chi vive nel Peccato proverà l’amarezza del Grigio Reame. Coloro che vivranno secondo i Miei e i vostri insegnamenti potranno invece ascendere alla Mia dimora.
E verrà il giorno, quando il Male sarà sconfitto e il Peccato cancellato, in cui il Mondo tornerà ad essere il Paradiso che era, ed Io tornerò, e tutti potranno di nuovo godere del Mio Amore.”

E fu così che il Signore Dio Padre baciò Vivec ed Erevos, e si allontanò per sempre dal Mondo da Lui creato.

L’Era del Pianto

I fratelli di Mog, i Demoni dell’Inferno piombarono nell’Abisso dove soffrirono per millenni, prima che il Dolore diventasse definitivamente parte di loro.
Essi odiavano Dio e i suoi figli, che li avevano condannati, così come odiavano il Creato, e bramavano vendetta per il fratello morto. Essi però non potevano accedere direttamente al Mondo, a causa dell’esilio divino. Tuttavia tutti i Demoni contenevano una parte dello Spirito di Mog, e avevano assimilato la conoscenza dello Ndarhuin.
Essi crearono quindi creature di Odio che popolarono man mano l’Inferno, e che con difficoltà potevano apparire sul mondo. Tuttavia questi Diavoli di suprema potenza non potevano superare per prolungati periodi l’Esilio, rimanendo quindi vicolati all’Abisso. Nelle loro rapide incursioni portavano il terrore nel Mondo, uccidendo e distruggendo tutto ciò che si parava loro dinanzi. Tuttavia i mortali riuscirono a resistere, seppur con difficoltà e con l’aiuto dei Santi, a questi rapidi e sporadici assalti.
Fu allora che la strategia dei Demoni mutò. Essi via via generarono creature sempre meno potenti, ma anche sempre meno vincolate all’Esilio, in grado di sfuggire alla terribile maledizione di Dio.
Nacquero dapprima i mostri, sempre terribili e potenti, e poi razze sempre via via più simili a quelle mortali create da Vivec, ma totalmente votate al Peccato: fu così che per ultimi fecero la loro comparsa gli umanoidi, dagli orchi ai goblin, dai giganti ai coboldi, dagli gnomi agli halfling.
Essi ingaggiarono battaglie secolari con i figli di Vivec, portando un’Era di Oscurità e Guerra destinata a durare a lungo, in una situazione di stallo senza apparente conclusione.

L’Era dei Regni

Le lunghe guerre a cui furono sottoposti i figli di Vivec portarono alla loro rapida organizzazione per non perire. Le razze dei Nani e degli Elfi si riunirono in grandi Regni, rispettivamente sulle montagne e nelle foreste, mentre gli Umani si aggregarono in tribù e città-stato. I Draghi si isolarono invece, combattendo soli le loro battaglie.
L’aggregazione dei figli di Vivec dava filo da torcere alle creature create dai fratelli di Mog, che sempre con maggiore difficoltà riuscivano ad avere la meglio sulle strutture organizzate degli Umani e dei Draghi, e soprattutto degli Elfi e dei Nani.
Fu allora che la strategia dei Demoni mutò per sbloccare la situazione di stallo.
Yamantia, la Tentatrice, ricordò ai fratelli che i cuori dei figli di Vivec erano stati toccati dal Peccato di Mog quando egli aveva scagliato su di loro la maledizione della Morte. Ella dunque cominciò ad insinuarsi nella loro mente, bisbigliando nei sogni, per risvegliare il Peccato latente. E così fecero anche i suoi fratelli. Essi insinuarono la serpe del Male, cominciando ad erodere l’integrità delle organizzazioni create dai figli di Vivec dall’interno.
In breve tempo la contaminazione portò ai giochi di potere, alle faide, alle invidie: i Nani, gli Elfi, gli Umani, i Draghi si ritrovarono a dover fronteggiare anche sé stessi oltre al nemico esterno.
Vivec sapeva che la carta dei suoi nemici era vincente. Sapeva anche che per avere la meglio in questa nuova sfida doveva usare la stessa arma dei suoi avversari, cioè insinuarsi nel cuore dei suoi nemici.
Egli chiese consiglio ad Erevos, che gli prospettò una terribile soluzione: solo il potere racchiuso nel Cuore del fratello Mog gli avrebbe permesso di piantare il seme del Bene nel cuore dei mostri servi dei suoi nemici.

L’Era degli Eroi

Vivec sapeva che se egli stesso avesse intrapreso la ricerca del Cuore di Mog, i Demoni ne sarebbero subito stati al corrente, ed avrebbero preso efficaci contromisure. Egli doveva coglierli di sorpresa.
Vivec chiamò a sé il più grande Eroe che la storia ricordi. Re Surend era un sovrano saggio e coraggioso del Regno Umano di Mallorea. Egli era molto amato dal suo popolo e combatteva senza paura i fratelli di Mog. Il Male non lo scalfiva ed il Peccato faticava a raggiungere il suo cuore.
Vivec chiese a Surend un grande sacrificio: recuperare il Cuore di Mog, perso in chissà quale angolo del mondo quando la Spada di Dio si abbattè sul Demone della Superbia.
Re Surend di Mallorea non ebbe mai esitazione: riunì alla sua corte i suoi alleati più fidati, e con un battaglione di valorosi soldati delle varie razze, partì alla ricerca del Cuore di Mog.
Insieme a lui vi erano altri grandi Eroi che la storia ricorda:
La Regina Sylena, moglie e amante del Re, non si separò mai dal marito, accompagnandolo in tutte le sue battaglie.
L’Elfo Ellenderil, Lama e Poesia, colui che in seguito cantò le lodi di Surend.
Il Drago Mujon, che non esitò a sacrificarsi per la riuscita dell’impresa di Surend.
Il Nano Gumanor, abile stratega, diplomatico e commerciante.
Il Mago Qazandur, il Traditore, che cedette alle tentazioni del Peccato e tradì Re Surend.
Superando mille peripezie, Re Surend riuscì a portare a termine la sua impresa, resistendo a fatica alla corruzione che il Cuore di Mog cercava di insinuare in lui.
Vivec usò il Cuore di Mog per parlare all’Anima dei mostri creati dai Demoni del Peccato.
E fu così che come le razze figlie di Vivec avevano conosciuto l’Oscurità, ora i nemici del Bene conobbero la Luce.
Le contrapposizioni cominciarono a farsi sempre meno nette. Gli orchi, i goblin, ma soprattutto gli halfling, gli gnomi ed i giganti impararono che potevano amare e non solo odiare, cominciarono a soffrire per la guerra, per la perdita degli amici, per la perdita dei nemici.
Vivec in cuor suo capì che anche le creature del Maligno, seppur mostruose, avevano un’Anima, e quindi avevano anche diritto alla Redenzione. Egli pianse per la loro sofferenza e non vi fu più differenza tra le razze ai suoi occhi. Il suo amore da allora sarebbe stato destinato ad ogni creatura che possedesse la Vita.

I primi Santi e la nascita dell’Impero
La determinazione con cui Surend e i suoi compagni avevano resistito al Peccato e l’abnegazione dimostrata aveva spazzato via la primeva maledizione di Mog, rendendoli immortali.
Vivec ed Erevos realizzarono che la Maledizione non era invincibile. Come aveva detto il Signore molte ere prima, Egli sarebbe tornato quando il Peccato fosse stato cancellato. Surend e gli altri avevano mostrato la Via. Ora era compito dei Santi far sì che tutti la conoscessero.
Vivec diede incarico a Re Surend di Mallorea formare un grande Regno che unisse tutti i popoli, al servizio di una Chiesa che riconoscesse il Signore Dio Unico e che portasse la sua Parola nel Mondo, per istruire le genti e guidarle verso la Salvezza che Surend e i suoi avevano conosciuto.
Re Surend radunò a sé i migliori architetti del Regno e iniziò la costruzione della più magnifica delle città del Creato, Millenia, prima pietra del Nuovo Impero.
Con l’aiuto dei maghi più potenti strappò l’Antica Mallorea dalla terra a cui era vincolata e la donò a Vivec ed Erevos per farne la loro dimora nel cielo. La nuova città dei Santi venne ribattezzata Even, e gli Angeli Primevi invitarono i nuovi Santi a dimorare nel nuovo paradiso con loro.
Ma prima l’Imperatore Surend doveva terminare il suo compito. Egli ebbe due figli maschi dall’Imperatrice Sylena, da cui ebbe origine la sua Dinastia.
Surend desiderava regnare ed aiutare le sue genti nel loro cammino per l’eternità, ma sapeva anche che gli uomini dovevano percorrere la loro strada da soli per raggiungere la Salvezza. Così decise di affidare la guida dell’Impero e della Chiesa alla Sua Dinastia.
Egli affidò al primogenito Nastir, determinato, caparbio e risoluto, la guida dell’Impero. Nastir venne incoronato Imperatore dall’abdicante Surend sotto il nome di Auro I di Mallorea. Per lui Surend fece costruire il magnifico Palazzo Imperiale che domina la città di Millenia.
Al secondogenito Zendar, saggio, pacato, capace di parlare al cuore della gente, venne invece affidata la guida della Chiesa di Dio. Egli divenne Papa con il nome di Leo I.
Leo I volle per la Chiesa la costruzione di un opera di sublime bellezza in onore di Dio, e fece erigere a poca distanza dalle Città Imperiale il magnifico Palazzo Bianco. Attorno alla Santa Sede della Chiesa si originò un piccolo insediamento clericale, ancor oggi chiamato Cuore d’Avorio.
Una volta terminato il suo compito Surend si ritirò con Sylena nella Città Celeste di Even, insieme ai Santi.

La Creazione

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