Il Santo Senza Nome

Il Santo senza Nome incarna lo spirito dell’Umiltà. Proprio per questo non si conosce nemmeno il suo nome. Questo Santo protegge chi non è nessuno, che opera nel suo piccolo facendo cose grandi per cui non verrà mai ricordato. Egli è anche il Protettore degli animali domestici, che di solito per gli umili, sono gli unici veri amici.

Titoli e simbolo

Simbolo_Umile.jpgIl Santo senza Nome ha solo titoli. Viene anche ricordato come l’Umile, il Santo Grigio, il Dimenticato. Il suo simbolo è un cerchio grigio tagliato a metà dalla sagoma di un profilo di volto umano.

Forma di manifesazione

Non si sa nulla del vero aspetto dell’Umile. Di solito viene rappresentato come un uomo di mezza età con i capelli già bianchi, leggermente calvo. Veste con abiti semplici e poveri, ma dignitosi, di colore grigio, il colore dell’umiltà.

Storia

Umile.jpgLa vera storia dell’Umile è sconosciuta anche ai suoi sacerdoti, proprio perché la filosofia dell’umiltà sta nell’oblio di chi fa cose grandi. Tuttavia la Fede ha provveuto a creare una storia di fantasia che viene utilizzata come esempio di vita per il popolo.
Si dice che un tempo sui monti di Mavrica vivesse la comunità dei Vaseh, un’antico clan che custodiva i mitici Bachi di Cristallo da si poteva ricavare la Seta di Cristallo, un tessuto magico che riluceva come l’omonima pietra. Questo tessuto aveva proprietà magiche e veniva utilizzato per creare molti splendidi oggetti, tra cui le 7 Arpe Incantate di Mavrica, ora custodite nel Tempio delle Arpe Incantate.
Una notte però giunse l’Uomo Avido, un Demonio della stirpe di Eblis, che si mescolò tra i Vaseh e guadagnò la loro fiducia. L’Uomo Avido ebbe accesso ai Bachi di Cristallo e li rubò.
Quando i Vaseh si accorsero del furto, convocarono un consiglio urgente di tutto il clan per trovare una soluzione e recuperare il mal tolto.
Il consiglio stabilì subito che qualcuno doveva inseguire l’Uomo Avido per recuperare i Bachi, ma il problema era chi poteva farlo. Infatti il Patriarca disse: «Io non posso andare , perché se mancassi io, i Vaseh non godrebbero più delle mie profezie e dei miei consigli.»
Tutti attesero allora che il Capo Guerriero prendesse la parola, ed egli disse: «Io non posso andare, perché se l’Uomo Avido o uno dei soui fratelli Demoni dovesse tornare, allorail clan sarebbe indifeso.»
E così continuò il consiglio, con ognuno dei presenti che indicava le motivazioni per cui la sua assenza avrebbe comportato un pericolo per il clan.
Quando tutti ebbero parlato e non v’era nessuno disposto a partire sulle tracce dell’Uomo Avido, si fece avanti l’Umile.
Egli disse: «Andrò io. Io non rivesto cariche importanti. La mia forza non è fondamentale per la difesa dei Vaseh. Nessuno ascolta i miei consigli. Se morirò nessuno mi piangerà.»
I Vaseh valutarono che non vi era altra soluzione che mandare l’Uomo vestito di Grigio.
E così l’Umile partì, accompagnato solo dai suoi fedeli amici di sempre, un cane ed un gatto che vivevano con lui.
Viaggiò molto, cercando dove l’Uomo Avido si nascondeva, seguendone le tracce laddove altre persone semplici gli indicavano esser stati compiuti furti strepitosi.
Nel silenzio destinato a chi non è nessuno, questo eroe sconosciuto riuscì a trovare l’Uomo Avido. Il mostro dormiva, ma fu svegliato dai passi dell’Umile. Il Diavolo scatenò i suoi poteri malvagi come aveva già fatto con altri eroi che gli davano la caccia; così facendo gli avrebbe rubato tutto: armi, magie, oggetti, gloria, onore. Ma non fu così. L’Umile non aveva niente. Niente tranne i suoi amici, che però non potevano essere rubati. Niente tranne la sua dignità, che era dentro sé stesso, e non frutto delle considerazioni di altri.
L’Uomo Avido poteva rubare solo il Nulla, e il Nulla lo annientò.
Così l’Umile riprese tutto ciò che l’Uomo Avido aveva rubato, e placidamente riportò ogni cosa al legittimo proprietario.
Per ultimi riportò i Bachi di Cristallo ai Vaseh, ma lo fece di notte, nel silenzio: non voleva onori. Aveva solo compiuto il suo dovere. Ripartì subito, insieme ai suoi fedeli compagni.
Il giorno seguente i Vaseh festeggiarono il ritorno dei Bachi, ma in pochi si ricordarono di quell’uomo Umile che aveva inseguito l’Uomo Avido. E non sapevano neppure il suo nome.

Culto

Il culto del Santo senza Nome si basa sull’umiltà, sulla povertà e sulla semplicità.
Il credo si basa sulla consapevolezza della futilità delle ricchezze materiali se non per il loro immediato utilizzo, e comunque mai al fine del semplice accumulo.
Le uniche cose veramente importanti nella vita sono l’amicizia sincera e incondizionata e la dignità della persona.
Inoltre il culto prevede il sacrificio per la causa comune, il mettersi a disposizione per il bene degli altri senza però aspettarsi onori, premi o pagamenti: un grazie è già una grande ricompensa.
Spesso anche chi non è seguace dell’Umile, gli rivolge una preghiera per i suoi animali domestici oppure se deve affrontare un lungo e impegnativo viaggio.

Clero

I sacerdoti dell’Umile sono chiamati “Frati Grigi”, perché il grigio è il colore dell’umiltà e delle loro vesti, sempre povere, ma dignitose.
I chierici dell’Umile non dovrebbero tenere per sé le ricchezze di cui vengono in possesso. In genere esse vengono donate alla Fede o ai poveri, e i Frati Grigi tengono per sé solo il minimo necessario per vivere.
I chierici combattenti dell’Umile non vanno mai all’avventura per accumulare ricchezze, ma sempre e solo per combattere il Male e l’Avidità, per seguire una giusta causa o, se proprio si parla di beni materiali, per scovare tesori da donare a chi ne ha più bisogno.
Il Tempio principale della Fede si trova nel Modras, nel luogo dove si dice viveva un tempo il clan dei Vaseh. Il Tempio si chiama Tempio delle Arpe Incantate, ed è una struttura eptagonale nelle cui torri poste ai vertici sono custodite le ultime 7 Arpe fabbricate utilizzando la seta dei Bachi di Cristallo. La Guida della Fede viene chiamata Patriarca Grigio.

Il Santo Senza Nome

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